Di Pietro, Vendola, il Pd e tutte le contraddizioni dei referendari

"Le battaglie di Petrella sono figlie di un radicalismo astratto. Il professore voleva addirittura regalare 50 litri d’acqua pro capite; forse gli sfugge qualche elemento della realtà in cui viviamo. Anche abbassare le tariffe è un obiettivo completamente astratto”. Così Nichi Vendola, nel dicembre 2006, commentava le dimissioni del professor Riccardo Petrella dalla presidenza di Acquedotto Pugliese, Spa controllata dalla regione presso la quale lo stesso Vendola lo aveva nominato. di Chicco Testa
10 GIU 11
Ultimo aggiornamento: 15:47 | 16 AGO 20
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Fra i seguaci di Petrella c’è oggi Antonio Di Pietro che, come ministro dei Lavori pubblici nel 1996, firmò il decreto per la determinazione delle tariffe per i servizi idrici, dichiarando: “Il decreto prevede che si affrontino gli oneri derivanti dagli investimenti necessari… attraverso il ricavo delle tariffe”. E ancora, sempre Di Pietro: “Non è rilevante la forma di gestione, non ci sono pregiudiziali nei confronti dei privati”. I giornali dell’epoca segnalano infatti che Di Pietro “ha provveduto a far partire altre iniziative soprattutto in materia di privatizzazioni; il governo ha presentato un emendamento alla Finanziaria con il quale si chiede la trasformazione dell’acquedotto pugliese da ente pubblico a Spa aperta ai privati”. E anche il Pd, mentre aderisce ai referendum, presenta una proposta di legge nella quale si prevede che la tariffa sia composta “dal costo delle opere, dalla remunerazione dell’attività industriale, dalla quota della tariffa da destinare agli investimenti”. Esattamente ciò che si vuole abolire con il referendum (!).
Acqua pubblica e gratuita, quindi. A chi non piacerebbe questo programma? Peccato che l’acqua, come l’energia e tante altre cose, non sia una risorsa infinita e che quindi vada usata in modo efficiente, attribuendole un prezzo. Che farla arrivare a casa di ciascuno di noi, pulita e con la giusta pressione, costi. Che una volta usata, debba essere ripulita (l’acqua spesso si mescola con la merda), e che anche questo costi. Che il nostro paese abbia bisogno di investimenti soprattutto sul lato fognature e depurazione. E che gli investimenti costino. Che le risorse (fonti, acquedotti, reti di distribuzione, etc.) siano per legge pubbliche e che solo per la gestione di esse sia possibile l’intervento privato.
Che le maggiori aziende dell’acqua nelle città amministrate dalla sinistra siano di fatto private, in quanto quotate in borsa. Così mentre si plaude all’idea che i cittadini italiani sborsino 100 miliardi di euro nei prossimi 10 anni per sostenere le privatissime energie rinnovabili, tramite aumento delle tariffe elettriche (ma il sole e il vento non sono gratuiti?, vien da domandare) si chiede la pubblica gratuità dell’acqua. Chi ci capisce qualche cosa è bravo. Intanto si butta a mare una delle poche riforme serie fatte in Italia. Bipartisan per giunta.
di Chicco Testa